La vicenda è accaduta alla nota guida alpina Cesare Maestri e all'amico Luciano Eccher nell'estate del 1954 sul campanile basso di Brenta...
Taglia taglia che almeno tu ti salvi
da uno scritto di Dino Buzzati
Il fatto: il 26 luglio 1939 un intero tratto della cresta sommitale del Pomagagnon, lungo circa 100 metri ed alto 50, crolla all'improvviso senza motivo apparente. Comici che si trova proprio sotto, alla base, col compagno Osiride Brovedani, di ritorno dall'aver scalato la parete sud della Punta Fiammes, riesce miracolosamente a sfuggire alla pioggia di massi e di pietroni, appiattendosi con l'amico sotto un piccolo strapiombo della facciata.
da Emilio Comici,
mito di un alpinista di Spiro Dalla Porta Xidias
ed. Nuovi Sentieri
Nel giugno 1985 due alpinisti britannici, Joe Simpson
e Simon Yates, raggiungono la vetta del Siula Grande (6536 m) nelle Ande
peruviane, scalando per la prima volta la parete Ovest. Durante la discesa Joe subisce un
grave incidente e dopo vani tentativi per soccorrerlo Simon è costretto alla scelta più
difficile e drammatica che possa capitare ad un alpinista... deve "sciogliere la
cordata"... ma torna al campo con il rimorso che lo divora. Che ne è di Joe?
La vicenda, la cui intensità descrittiva rimane dalla prima all'ultima pagina pari a
quelle qui riportate, è completamente narrata nel libro, scritto dallo stesso Joe
Simpson, La morte Sospesa, libro che ha vinto il Boardman Tasken Price 1988, il
NCR Book Award for Non Fiction, il Literaturpreis des Deutschen Alpenvereins 1990.
Joe Simpson, classe 1960, laurea in lettere e filosofia ad Edimburgo, scampò alla morte per una serie di circostanze fortunate ma anche per la sua incredibile capacità a non arrendersi. Nonostante le terribili fratture e le ferite subite in quei giorni sulle Ande e che gli costarono ben sei interventi chirurgici e contrariamente alle previsioni dei medici, ha ripreso l'attività in montagna ed ha ancora partecipato a spedizioni extra-europee.
tratto da La morte Sospesa ( I Licheni, edizioni L'Arciere, Vivalda editori)
Di Giusto Gervasutti non
si finirebbe mai di parlare. Pur appartenendo ad un'epoca dell'alpinismo che appare oggi,
alla luce delle attuali tendenze, lontana da noi molto di più di quanto gli anni
trascorsi non lascino intendere, rimane nei suoi scritti, nelle riflessioni che
accompagnano le sue imprese, nella malinconia che a volte permea il coronamento
dell'azione, il senso eroico dell'uomo che è disposto al sacrificio pur di assaporare
fino in fondo l'intimo piacere della sfida all'ignoto. In altri suoi contemporanei a volte
si risente la retorica di un certo periodo storico, ma in Gervasutti si avverte sempre una
genuina, istintiva spontaneità di impulsi e sentimenti ed è questo che lo rende ancora
attuale, perchè certi stati d'animo, certi interrogativi, certe sfide fanno parte di ogni
uomo in ogni epoca.
Nel brano qui riportato egli descrive un'ascensione solitaria nel corso della quale un
momento di enorme pericolo, descritto con un grande sobrietà, lo spinge una volta di più
a riflettere sul perchè di un agire così "sconsiderato". E senza troppi
sofismi egli si dà una risposta di estrema semplicità e così generale da dimenticare,
volutamente, di dirci persino quale cima è stata teatro della sua ispirazione.
Scalate nelle Alpi di G. Gervasutti (MelogranoEdizioni)